Tangenti in porto a Spezia, nelle «chiavette usb» la prova delle gare truccate

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La Spezia – «Chiavetta?». «Sì, chiavetta». La prova che «il sistema dentro l’Autorità portuale è corrotto», per dirla con le parole del segretario generale Davide Santini, è custodita in una delle chiavette usb sequestrate dalla guardia di finanza il giorno dell’arresto del supermanager Maurizio Pozella e del blitz che ha portato ai domiciliari gli imprenditori Matteo Balestrero e Massimo Terenziani e alla notifica delle richieste di interdizione per l’ex presidente Lorenzo Forcieri, per il dimissionario numero uno del collegio dei revisori dei conti, Massimo Vigogna, e per lo stesso Santini.

Al punto che agli indagati bastava pronunciare quella parola, per intendersi fra loro: «Chiavetta?», «Sì, chiavetta». Sono una dozzina, almeno, le “memorie” elettroniche rinvenute negli uffici dell’Authority e in quelli delle aziende private e acquisite dagli inquirenti agli ordini del sostituto procuratore Luca Monteverde. Ogni hard-disc (perché di questo in fondo si tratta, sebbene miniaturizzato) è stato affidato a esperti informatici delle Fiamme gialle e consulenti della Procura e in uno, trapela dai corridoi del tribunale, sarebbe stata trovata copia di un bando di gara che l’accusa sostiene essere stato «truccato» dagli indagati.

D’altronde la parola “chiavetta” compare ben 80 volte nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Diana Brusacà. A conferma del fatto che gli investigatori giudichino già il solo impiego di “penne usb” «lo strumento ritenuto più sicuro (dagli indagati, ndr) per scambiarsi la bozza di bandi». In altre parole, la tesi dei magistrati e dei militari è che Pozella, soprattutto, avrebbe consegnato sia a Balestrero, sia a Terenziani i “preliminari” delle aste su chiavette, permettendo ai due imprenditori di mettere mano direttamente ai bandi, così da aggiungere o eliminare dettagli e creare gare “su misura” per la società di vigilanza “La Lince” e per l’azienda “Inforporto”.

Non solo, nel suo provvedimento il gip Brusacà ha chiarito il ruolo chiave rivestito dalle «chiavette» nel capitolo dedicato alle esigenze cautelari. Specie là dove scrive della «pesantissima e forsennata attività di inquinamento probatorio» posto in essere da alcuni indiziati. Addirittura Pozella tenterebbe di distruggere «tutto ciò che contiene tracce del suo operato». A riprova di questo comportamento, un passaggio di un colloquio registrato nel marzo scorso «allorquando, parlando nel suo ufficio con Maria Luisa Valdettaro, Pozella chiede informazioni su come sia possibile distruggere una chiavetta usb di archiviazione dati e, tra le varie ipotesi, vengono valutate le possibilità di schiacciarla con i piedi o dargli fuoco».

D’altrocanto, gli avvocati difensori sostengono che l’uso di chiavette per custodire bozze di bandi di gara sia pratica comune e pure più semplice, immediata. E non proverebbe certo la manomissione delle gare d’appalto. Procura e gip, al contrario , insistono sull’importanza di queste “penne” (una in particolare, gialla ritrovata e sequestrata dalla Finanza) per aggirare eventuali controlli, verifiche, ispezioni o blitz. Al punto che perfino una dipendente dell’Ap, rispiondendo alle richieste di Pozella, arriva a dire: «Cosa? Perché su una chiavetta?» e gli inquirenti annotano: «L’impiegata si stupisce dell’utilizzo della chiavetta, quando, per trasmettere documenti word, è molto più agevole utilizzare forme telematiche».

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