Maurizio Minghella, il serial killer di Bolzaneto che odia le donne

Una foto segnaletica di Minghella mostrata nel 2003 dopo l’arresto

Una foto segnaletica di Minghella mostrata nel 2003 dopo l’arresto

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Genova – C’è la storia del Minghella genovese, quella storia che ha identificato nell’immaginario collettivo della città quel cognome con un’attitudine sadica, violenta contro le donne, assassina. Il serial killer di Bolzaneto, che uccide e incrudelisce.

Che il 18 aprile 1978 uccide una ventenne, Anna Pagano, e nasconde il corpo, dopo averle sfondato il cranio e seviziata. Tenta anche sconcertanti depistaggi, scrivendo sul corpo “Bricate Rose” anziché “Brigate Rosse”. Poi ammazza, l’8 luglio, Giuseppina Jerardi , e poi ancora, il 18 luglio, Maria Catena “Tina” Alba. Ha solo 14 anni e viene trovata senza vita, legata a un albero. Ancora, dopo la discoteca, la vittima è Maria Strambelli, 21 anni, commessa di origine barese, il 22 agosto. E ancora l’amica Wanda Scerra. Una ragazzina anche lei: scompare il 28 novembre, viene violentata e strangolata.

Lo prendono, Minghella. Lo incastrano. Nel 1981 viene condannato all’ergastolo. Ma nel 1995, quand’è alle Nuove di Torino, ottiene la semilibertà. Ha perso sedici chili. Riceve le visite di don Andrea Gallo: con il battagliero “prete di strada” genovese aveva formato da tempo un sodalizio, mirato al recupero dei detenuti. Esce alle 17 dal carcere per andare a lavorare come falegname in una cooperativa del Gruppo Abele e alle 22 deve ritornare nell’istituto di pena. Tutti i giorni, tranne i festivi e prefestivi, quando la libertà si estendeva dalle 7 alle 22.

Poi la storia cambia di nuovo. La nuova “epopea criminale” di Minghella. Altro che recupero: durante il tragitto, sempre a bordo della sua Vespa, Minghella ha ucciso altre donne. Il suo “identikit”: picchia violentemente le donne, le violenta e poi le rapina. A volte, le strangola.

Giurano tutti coloro che lavoravano con lui nella cooperativa gli operatori del carcere: si è sempre comportato correttamente, senza sollevare sospetti. Solo una volta qualcuno ha nutrito dubbi. È accaduto un 9 febbraio, quando giunto nella cooperativa ha spiegato di sentirsi male e gli è stato concesso di tornare in carcere. Minghella invece non lo ha fatto: il killer è andato a uccidere Tina Motoc, una prostituta rumena. Le vittime sono altre quattro, tra il 1996 e il 2001. Ma i sospetti gravano per altri dieci casi, tutti nel Torinese. Fino all’ultimo, ricostruito proprio oggi .

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