«L’arabo buono è l’arabo morto», bufera sul presidente del consiglio comunale Barsotti

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CHIAVARI – Giorgio “Getto” Viarengo chiede le dimissioni di Maurizio Barsotti, presidente del consiglio comunale di Chiavari. A far insorgere il capogruppo consiliare di “Progetto Tigullio” sono alcune frasi scritte da Barsotti su Facebook, rispondendo a riflessioni pubblicate, sui loro profili personali, da Giuseppe Arrigo Salomone e Anna Talò. La prima è del 4 marzo, anniversario della morte di Nicola Calipari, dirigente dei servizi di sicurezza italiani, ucciso a Baghdad, in Iraq, durante la liberazione della giornalista del Manifesto, Luciana Sgrena, rapita dalla Jihad islamica il 4 febbraio 2005.

La seconda riflessione, del 22 marzo, rimanda alle tesi del libro di Oriana Fallaci “La rabbia e l’orgoglio” e agli attentati dell’11 settembre 2001. Nel primo caso Salomone definisce Sgrena «schifezza umana», «comunista come Giulio Regeni», il giovane dottorando italiano assassinato mentre si trovava in Egitto per una ricerca. Barsotti, il 10 marzo alle 14.19, commenta: «Certe cose, se le fanno “loro” sono atti eroici umanitari; se altri poi li fanno con vero eroismo, sono da punire. MERDA!».

La parolaccia conclusiva si riferiva a Sgrena e Regeni? «No – risponde Barsotti – È solo un’esclamazione: avrei potuto scrivere cielo. Le mie intenzioni erano di precisare, chiudendo con un’esclamazione certamente colorita e forse, lo ammetto e me ne scuso, inopportuna, quanto fosse importante non dimenticare nessuno fra tutti coloro che subiscono violenze e ingiustizie nel nome di qualsivoglia genere di integralismo, fanatismo, presunti reati. Per quanto riguarda Regeni mi sono fatto promotore della mozione caldeggiata dal comitato nato per chiedere verità e, quando sarà il momento, la voterò».

Il secondo intervento su Facebook di Barsotti è del 23 marzo alle 7.50: «Follia (insanity). Per conoscere il mondo islamico bisogna esserci stati per qualche tempo, anche per saper distinguere ciò che i terroristi intendano gridando di fare stragi in nome di un Allah che non rappresenta l’Allah maomettano di tutti gli arabi che addirittura si sentono vittime di questo regime integralista del terrore. Detto ciò ritorno a pensare che nei primi anni 70, quando andavo e tornavo dalla Libia (Paese allora principe dell’integralismo islamico) sentivo dire nei ritrovi degli operatori europei: “l’arabo buono è l’arabo morto”. Allora non capivo perché. Ora sì».

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