Carlotta partorisce “al telefono”, e Filippo nasce in mezz’ora

I genitori Carlotta Biroli e Andrea Gazzoli tengono in braccio il figlio Filippo

I genitori Carlotta Biroli e Andrea Gazzoli tengono in braccio il figlio Filippo

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Genova – «È successo tutto in 30 minuti. Mia moglie si è svegliata nel cuore della notte con un dolore alla pancia. Non c’era alcuna possibilità di raggiungere un ospedale. Ci siamo dovuti arrangiare, tra il bagno e la camera da letto. Ma quando abbiamo sentito il primo vagito e abbiamo capito che nostro figlio era nato e respirava siamo scoppiati a piangere. Ridevamo e piangevamo, insieme all’ostetrica del Villa Scassi che al telefono ci aveva dato le istruzioni per portare a termine il parto». Andrea Gazzoli e Carlotta Biroli, 42 anni entrambi, adesso stringono tra le braccia il piccolo Filippo, che pesa tre chili e 200 grammi ed è sano come un pesce. «È stata una prova di coraggio, ci ha unito più che mai. Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato, l’ostetrica Fiorella Restaino e anche il personale del 118, arrivato a casa nostra giusto in tempo per tagliare il cordone ombelicale».

Carlotta Biroli e Andrea Gazzoli tengono in braccio il figlio Filippo

Tutto inizia alle 3.30 del 16 novembre nell’abitazione della coppia, in via Zara, ad Albaro: «Eravamo tranquilli perché il parto era stato previsto per oggi. Carlotta sentiva dei forti dolori alla pancia. Io mi ero già vestito ed ero pronto per accompagnarla all’ospedale, ma lei non riusciva a muoversi. Stava male. Poco dopo le 4 si sono rotte le acque, allora ho chiamato il 118 per chiedere un’ambulanza. Non c’è stato il tempo». Alle 4.15 la prima contrazione: «Ho sentito un urlo, la mia compagna gridava: “Sta nascendo, sta nascendo”. Ho detto all’operatore del 118 di raggiungerci e mi sono precipitato in bagno. Si vedeva già la nuca del piccolo. Carlotta era riuscita a non perdere la lucidità e aveva chiamato con il cellulare il reparto di ostetricia e ginecologia del Villa Scassi. Mi ha passato il cellulare e ho spiegato all’ostetrica la situazione. Non avevamo molto tempo, né strumenti né competenze».

Dall’altra parte del telefono Fiorella Restaino dava istruzioni e consigli: «Faccia sdraiare la sua compagna sul letto». Quello è stato il momento più intenso: «La testa di mio figlio era uscita del tutto, ma lui non dava segni di vita. Ero terrorizzato. Tra un grido e l’altro Carlotta mi diceva di andare avanti, di stare tranquillo. Poi, dopo essere riuscito a estrarre la spalla di Filippo, è arrivata la terza contrazione e mi sono trovato mio figlio in braccio. Erano le 4.30. Lui si è mosso e ha iniziato a piangere. È stata una gioia infinita».

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