Bruxelles, Pasqua di tensione|

Scontri tra neonazisti e polizia a Bruxelles

Il gruppo più consistente è giunto dalla città di Vilvorde per manifestare contro il terrorismo nonostante lo stop ed il conseguente divieto delle autorità alla “Marcia contro la paura”

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Bruxelles – Tensioni tra la polizia e un gruppo di circa 450 neonazisti, vestiti con abiti scuri e incappucciati, a Place de la Bourse, a Bruxelles. Il gruppo più consistente era giunto dalla città di Vilvorde per manifestare contro il terrorismo nonostante lo stop ed il conseguente divieto delle autorità alla “Marcia contro la paura”.

Molti di loro erano ubriachi e sono andati avanti scandendo slogan come “Hooligan belgi, siamo a casa nostra”. La polizia in assetto antisommossa ha chiuso gli accessi alla piazza e li ha dispersi.

La polizia ha effettuato una decina di fermi. Dopo averli respinti, ha riaperto gli accessi alla piazza dove la situazione è tornata sotto controllo

La polizia in assetto antisommossa era intervenuta con gli idranti per respingerli dopo che avevano iniziato a lanciare pietre, bottiglie e altri oggetti.

Il premier belga: «Condanna forte»

«Chiedo rispetto di un momento di dolore per tutto il Paese, è totalmente inappropriato che dei manifestanti rompano il periodo di raccoglimento a la Bourse. Le persone si riuniscono per trovare conforto, condanno fermamente ogni eccesso», ha detto il premier Charles Michel all’agenzia Belga. «Stiamo facendo di tutto per rimandarli a casa, allo stesso tempo chiediamo a chiunque di mantenere il sangue freddo e di restare calmi perché la polizia possa fare il suo lavoro», ha concluso.

Il sindaco di Bruxelles: «Farabutti»

«Sono scandalizzato da quello che sta succedendo, da questi farabutti che vengono a provocare gli abitanti di Bruxelles sul luogo dell’omaggio alle vittime»: così il sindaco di Bruxelles Yvan Mayeur. «Siamo stati avvertiti ieri della loro possibile venuta, e constato che nulla è stato fatto per impedire di venire a Bruxelles», ha aggiunto. «Mi aspetto una reazione del Governo federale», ha concluso.

Su Twitter le immagini di quello che è successo a Bruxelles:

Salerno, Ouali resta in silenzio. Ora verrà estradato

Si è avvalso intanto della facoltà di non rispondere Djamal Eddine Ouali, il 40enne algerino arrestato ieri sera a Bellizzi, nel Salernitano, in esecuzione di un mandato di arresto europeo nell’ambito di una indagine su una rete di procacciatori di documenti falsi utilizzati anche da alcuni terroristi implicati nelle stragi di Parigi e Bruxelles.

Nuovi blitz

Almeno 13 persone sono state fermate in Belgio in seguito ad una raffica di nuovi blitz della polizia effettuati oggi a Bruxelles e nelle città di Malines e Duffel. Lo riferisce la Procura belga citata dai media. Le operazioni antiterrorismo sono state 13: 3 a Bruxelles, 4 a Malines, 3 a Laeken, e le altre tra Duffel, Molenbeek e Anderlecht. Delle 13 persone fermate 4 sono ancora detenute mentre altre 9 sono state rimesse in libertà.

Nuova rivendicazione in video: «E’ stato solo un assaggio»

L’Isis rivendica in un nuovo video le stragi di Bruxelles. Nelle immagini appare Hicham Chaib di Anversa. Lo riferiscono i media belgi e il Site, il sito di monitoraggio del jihadismo sul Web. Secondo il Site, l’uomo fa parte del gruppo dello Stato islamico nella provincia siriana di Raqqa. Il video, riferisce De Staandard, comincia con nuove minacce in francese secondo cui gli attacchi del 22 marzo sono stati solo «un assaggio».

L’uomo poi si esprime in fiammingo, prima di giustiziare un prigioniero, definendolo “una spia dei crociati”. Secondo i media locali, Chaib è un ex membro dell’organizzazione terroristica belga di reclutamento di jihadisti da mandare in Siria, “Sharia4Belgium”, ed ex guardia del corpo del suo fondatore, Fouad Belkacem, detenuto nel carcere di Anversa. L’uomo partì poi per la Siria a combattere In un altro video circolato venerdì sera appariva Lotfi Aoumeur, alias Abu Abdallah al-Baljiki (il belga), che aveva già minacciato Francia e Belgio in un video del febbraio 2015. Nel febbraio 2015 Hicham Chaib, assente al processo contro “Sharia4Belgium”, fu condannato dal tribunale di Anversa a 15 anni di carcere

Il messaggio nel video di rivendicazione:

«Questo è un messaggio per il popolo belga, il governo belga, l’Europa, il resto del monto e tutta la coalizione che combatte l’Isis: finché bombarderete noi musulmani con i vostri F-16, uccideremo i vostri popoli», dice il jihadista che nel video fa riferimento al livello di allerta 4 decretato in Belgio immediatamente dopo gli attacchi.

Cheffou, Ameroud, Laachroui e gli altri: chi sono i terroristi di Bruxelles

Le tessere del mosaico che compone l’universo jihadista che ha attaccato prima Parigi e poi Bruxelles stanno andando tutte al loro posto. E il quadro sempre più chiaro invia qualche segnale rassicurante, come il fatto che il “terzo uomo” dell’attacco all’aeroporto di Zaventem non è più uno sconosciuto in fuga, ma è stato identificato in Faycal Cheffou, giornalista freelance radicalizzato, ora in carcere con l’accusa di aver partecipato alla strage terrorista del 22 marzo.

Ed è sempre più evidente che non solo gli uomini ma anche i piani degli attentati nei due Paesi erano strettamente collegati, tanto che da un appartamento usato ad Atene da Abbaoud, la “mente” di Parigi, sono spuntate mappe e disegni dello scalo belga.

Abbaoud

In serata, poi, la notizia di un arresto “eccellente” a Bellizzi, in provincia di Salerno: quello di Djamal Eddine Ouali, 40 anni, ricercato dal Belgio in quanto fornitore di falsi documenti a due dei `cervelli´ di Parigi e Bruxelles: Abdelslam Salah, il ricercato numero uno per quattro mesi, arrestato a Bruxelles la scorsa settimana, e Najim Laachroui, uno dei due kamikaze che si è fatto saltare per aria a Zaventem.

Najim Laachroui

Intanto a Bruxelles, per motivi di sicurezza, è stata cancellata la“marcia contro la paura” che si sarebbe dovuta tenere oggi. I ministri di Interni e Giustizia hanno chiesto agli organizzatori di rinviarla perché la polizia è tutta impegnata nelle operazioni antiterrorismo e non può garantirne la sicurezza.

“L’uomo col cappello”, Cheffou, è stato fermato giovedì sera, torchiato per due giorni e, nonostante sembra aver negato ogni accusa, al termine dell’interrogatorio la procura ha confermato il suo arresto e i pesanti capi d’imputazione: affiliazione ad un gruppo terroristico, omicidio e tentato omicidio a scopo terroristico. Non è chiaro il suo ruolo nel commando, e resta quindi sconosciuto il motivo della fuga appena dopo che i suoi complici si sono fatti saltare in aria nella hall dell’aeroporto. Quel che è certo è che è stato con loro nel tragitto da Schaerbeek a Zaventem, come ha testimoniato l’autista del taxi che li ha accompagnati e grazie al quale è stato identificato con certezza.

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Giornalista freelance, una copertura perfetta secondo gli esperti, Cheffou era noto alle autorità così come quasi tutti gli altri membri della cellula che ha portato la morte a Parigi e Bruxelles. Il sindaco di Bruxelles, Yvan Mayeur, aveva segnalato più volte alle autorità competenti il suo «attivismo pericoloso» e il «tentativo di reclutare membri per il suo movimento radicale» nel parco Maximilien, nella zona di confine tra Molenbeek e Bruxelles-centro. Segnalazioni evidentemente finite nel nulla.

Il video reportage di Cheffou in cui denuncia la situazione di un gruppo di profughi musulmani lasciati, secondo lui, senza cibo in un centro di accoglienza in Belgio:

La procura ha anche convalidato l’arresto dell’uomo ferito ad una gamba a Schaerbeek (video), il “pesce grosso” come lo hanno definito i media belgi. In effetti, la sua storia parla da sola: è Abderahman Ameroud, origini algerine, condannato nel 2005 a sette anni di carcere per complicità nell’omicidio del comandante afghano Ahmad Shah Massoud, noto con il soprannome di “Leone del Panjshir”, leader della lotta contro i talebani che venne ucciso un giorno prima degli attentati dell’11 settembre 2001 a Takhar.

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Ameroud non è collegato direttamente ai fatti di Bruxelles ma è legato al francese arrestato due giorni fa ad Argenteuil nella sua casa-arsenale, mentre preparava un attentato. Il francese, Reda Kriket, è a sua volta collegato ad Abbaoud, essendo colui che lo ha “reclutato” e mandato in Siria. Abbaoud aveva un ruolo chiave, forse il più importante di tutti i membri della cellula finora schedati. Ed era molto probabilmente implicato anche nella preparazione degli attentati di Bruxelles, visto che nell’appartamento ad Atene dove ha soggiornato a gennaio 2015 sono stati ritrovati disegni ed una mappa dell’aeroporto di Bruxelles su un computer e una chiavetta USB.

Intanto, ad aggravare la posizione dell’antiterrorismo belga, la Cnn ha reso noto che uno dei kamikaze, del 22 marzo, Ibrahim El Bakraoui, figurava su una lista dell’antiterrorismo americano fin da prima degli attacchi a Parigi dello scorso 13 novembre.

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