Acqui Terme, altri guai per Omar: condannato per l’aggressione a un fotoreporter

Omar Favaro ospite della trasmissione tv Matrix di Canale 5 il 5 ottobre 2011

Omar Favaro ospite della trasmissione tv Matrix di Canale 5 il 5 ottobre 2011

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Alessandria – Che il giornalista freelance sia stato chiuso in uno sgabuzzino da Omar Favaro e da suo padre Maurizio non è stato provato. Il giudice Michele Innocenti li ha assolti dal reato di violenza privata. Li ha invece condannati – il genitore a 6 mesi e il figlio a 4 – per lesioni personali. Il reporter aveva mostrato un certificato medico che attestava contusioni, peraltro con prognosi lieve, riportate ad aprile 2011, nel bar di Acqui Terme che Maurizio Favaro all’epoca gestiva. Lo aiutava il figlio Omar, uscito dal carcere dopo aver scontato quel che doveva scontare per l’omicidio della madre e del fratellino della sua fidanzatina dell’epoca, Erika De Nardo.

L’atroce duplice omicidio era stato commesso, la sera del 21 febbraio 2001, nella villetta dei De Nardo, in zona Lodolino, a Novi Ligure. Scampò a quel massacro il padre, che era temporaneamente fuori casa. Si disse che tra i due ragazzi la personalità dominante era quella di lei e che lui ne era stato soggiogato. Comunque complici. Maurizio Favaro, a colloquio con Omar già fortemente sospettato, aveva escluso qualsiasi scorciatoia: «Devi dire quello che sai», l’aveva ammonito. E Omar aveva detto tutto. Giorni bui, buissimi, che ti sembra di non poter rischiarare mai più. Finché la condanna era stata scontata e quel genitore, che non aveva avuto cedimenti di fronte al rigore della verità, si era reso poi protettivo per aiutare il figlio a riprendere in mano un lembo di vita ancora vivibile. Era possibile? Nei giorni della primavera 2011 pareva proprio di no: il bar di Acqui, dove si era scoperto che Omar lavorava, «era stato preso d’assedio» hanno riferito i legali Lorenzo Repetti e Vittorio Gatti.

Un giornalista milanese denunciò i Favaro lamentando di essere stato malmenato e messo sotto chiave in uno sgabuzzino. Alcuni testimoni, tra cui un carabiniere intervenuto durante il parapiglia, non confermarono l’aggressione. Ma il pm, ritenendo credibile la versione del giornalista (che si è costituito parte civile), chiese la condanna a 10 mesi per Maurizio Favaro, e a 6 e mezzo per Omar (escludendo nei suoi confronti il reato di violenza privata, per l’episodio dello sgabuzzino).

I difensori Repetti e Gatti insistettero per ribaltare quella versione, sulla scorta delle testimonianze: «Non c’è stato contatto fisico con i giornalisti. E, poi, Omar, quando scoppiò il parapiglia, era già andato via». Il giudice Innocenti ha assolto entrambi dalla violenza privata, ma li ha condannati per le lesioni. «L’assoluzione – commentano fiduciosi i legali – è il primo passo per riuscire ad affermare, in un successivo grado di giudizio, la totale estraneità degli imputati ai fatti contestati».

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